martedì 4 dicembre 2007

Puntata 15

Il sapore del cibo cinese non mi abbandonava, nonostante mi fossi lavato ripetutamente i denti, il sapore non mi mollava, ma era veramente il sapore di glutammato o era il sapore amaro della sconfitta?
Il vedere Jenny con il suo ragazzo mi aveva fatto male, molto più di quello che ero disposto ad ammettere e questo aveva inevitabilmente qualche relazione con la mia difficile digestione.
Difficilmente avevo provato la voglia di bere una birra al mattino, ma quel giorno avrei bevuto volentieri una fresca e schiumosa tedesca o danese al posto del caffè bollente della macchinetta.
Presi una decisione, basta Jenny, ormai era andata, le occasioni di rivederla sarebbero state poche, forse nulle, sarebbe bastato evitare cene o ricorrenze varie, avrei sicuramente dimenticato e , poi, chissà, qualcun’altra avrebbe preso il suo posto nel mio cervello, avrei visto un altro viso al mattino e non sarei stato ossessionato dal suo pensiero.

martedì 19 giugno 2007

Rimandata a settembre

Le puntate finali della storia saranno rimandate a settembre, in quanto i miri impegni di lavoro non mi permettono di scrivere altre puntate, cercate di fare proseliti in modo che quando usciranno le altre puntate ci siano più lettori.

Arrivederci e grazie ai pochi fedelissimi, la storia di Jenny non è ancora finita!!!!!!!!!!!

puntata 14

Meglio non pensarci e lasciar perdere, probabilmente fra una settimina passerà tutto e pensare a lei non mi farà male come ora, il tempo è un grande medico per queste cose.
Mentre facevo queste riflessioni notai che le pratiche erano aumentate e assieme a loro anche la mia depressione.
Quando si tocca il fondo non si può far altro che risalire, pensai, e con questa massima in testa mi immersi totalmente nel mio lavoro con un tiepido ottimismo.
Dopo poco mi venne in mente che chi tocca il fondo, potrebbe anche iniziare a scavare, il tiepido ottimismo si tramutò in un gelido pessimismo.

martedì 29 maggio 2007

Puntata 13

- Cosa sarebbero le altre cose, il mio ragazzo forse ?-
- Onestamente non posso dire che mi abbia fatto piacere vederlo, non perché non sia simpatico, ma lo invidio tanto .­ -
- Mi dispiace, non potevo fare a meno di invitarlo, ma a me faceva piacere che conoscesse i miei ex colleghi, sapevo pero anche che c'eri tu e non sapevo come comportarmi. -
-Non fa' niente, ormai sono rassegnato, pero vorrei chiederti un favore, vorrei....., vorrei che tu non mi telefonassi più e che cercassimo di non incontrarci in giro, mi sarebbe molto più facile rassegnarmi se non ti vedessi mai più . - Lei rimase un attimo senza rispondere poi con una voce tremante disse - Se e' questo che vuoi va bene, ma non credere che mi faccia piacere, - si interruppe di nuovo e poi disse -Comunque non capisci niente!!- . immediatamente sentii la cornetta che sbatteva violentemente, appoggiai il ricevitore e mi sdraiai lentamente sul divano.
Al mattino quando la sveglia suonò la luce del mattino mi trovò ancora nella stessa posizione con i vestiti addosso, mi cambiai, andai in bagno a rimettermi in ordine e mi diressi al lavoro con la mente immersa negli avvenimenti della serata precedente .
Arrivato in ufficio trovai i miei colleghi che parlavano della piacevole serata trascorsa in­sieme e commentavano ad alta voce l' abbigliamento di alcune colleghe, io non partecipai alla conversazione e mi sedetti.
Mi sentivo una merda, cos'è che non capivo?
Forse avrei dovuto richiamare per farmi spiegare da lei, ma non volevo peggiorare le cose, sopratutto per non fare aumentare la mia depressione.

mercoledì 23 maggio 2007

Puntata 12

Ad un tratto la vidi arrivare, ma mi accorsi immediatamente dal suo sguardo che era leggermente tesa, poi vidi la ragione di questa tensione, assieme a lei c' era un ragazzo sui vent' anni, - Questo e'Jim, il mio ragazzo - disse e cominciò a pre­sentarlo a tutti gli altri, poi arrivo anche il mio turno, lei era un po' imbarazzata, poi vedendo la mia espressione apparentemente tranquilla me lo presentò. Mentre stringevo la mano di Jim lei alla sue spalle mi guardava negli occhi con una espressione come di scusa.
Finiti tutti i saluti ci sedemmo a tavola, io riuscì a sedermi lontano da Jenny e da Jim e così la serata trascorse scherzosamente, solo ogni tanto rivolgevo lo sguardo verso di Jenny che chiacchierava tranquillamente con gli amici e con il suo ragazzo.
Verso mezzanotte uscimmo dal locale e ognuno tornò a casa propria, io con la coda dell' occhio notai Jenny che mentre saliva in macchina mi fissava come se volesse leggere dentro di me quello che mi passava per la testa, poi se ne andò ed io provai come un senso di sollievo, ammisi a me stesso che ero rimasto molto infastidito dalla vista di Jim, non perché ritenessi fosse un ragazzo antipatico o altro, però lo vedevo come un ostacolo insormontabile tra me e Jenny, in poche parole era la persona che invidiavo di più al mondo. Pensando a queste mie considerazioni mi diressi passeggiando verso casa, mentre giravo la chiave nella serratura sentii il telefono che iniziava a squillare, corsi a sollevare il ricevitore e sentii la voce di Jenny,- Ciao Sam-, Ciao Jenny­ - Scusami se ti disturbo, ma volevo parlare un po' con te,­ - Lo sai che non mi disturbi mai, e poi ero appena rientrato, ho fatto una passeggiata per digerire la cena e altre cose­-,

martedì 22 maggio 2007

Puntata n. 11

Mentre la luce irradiava le piante di nuova vita , anche il mio corpo martoriato dall' oscura palude si stava ritempran­do , le ferite scomparivano all' alternarsi dei colori che mi investivano , i miei polmoni sembravano aver trovato finalmente l' ossigeno di cui avevano bisogno , mi girai verso la sorgente da cui proveniva la luce, vidi Jenny che mi veniva incontro con passi leggeri, il suo corpo era ricoperto da mille farfalle di tutti i colori che sbattendo le ali mandavano bagliori di luce , io gli sorrisi e gli dissi - Fi­nalmente ti ho raggiunto , da quando sei andata via la luce del mio cuore si era spenta , oscura come la palude che ho attraversato per giungere fino qui da te, sono rimasto nella melma per tanto tempo che pensavo di essere perduto per sempre e che la palude non avesse mai fine, ma ora sono qui ed e' tutto finito. - .
Poi mi svegliai tutto sudato, guardai verso la finestra e vidi che era gia' buio, pensai a quello che avevo sognato e arrivai alla conclusione che probabilmente ero ormai da rico­vero.
Mi alzai dal divano e mi diressi verso la camera da letto, in quel momento squillò il telefono, alzai la cornetta veloce­mente sperando che fosse Jenny, ma invece mi rispose una voce maschile, - Ciao Sam, sono Tom, come va ?- - Come al solito­ risposi con voce assonnata, - Ti ho telefonato per darti una bella notizia, io e Sandy ci siamo fidanzati e vorremmo fe­steggiare assieme a te e ad altri al ristorante Cinese in centro una di queste sere, quando sei libero ?-,
-Praticamente tutte le sere, lo sai che non ho una gran vita mondana ulti­mamente-,
- Va bene giovedì sera ?-,
- - O.K. , va bene, comunque ne riparliamo in ufficio domani mattina, ciao -.
Mi misi sotto le coperte e mi addormentai velocemente.
Il mattino seguente io e Tom ci accordammo definitivamente sulla cena del giovedì, lui mi disse che probabilmente sarebbe venuta anche Jenny, questa notizia in un primo momento mi rese felice, poi pero pensandoci bene avevo paura di riveder­la pensando alle emozioni che sicuramente avrei provato. Arrivò la tanto attesa cena, io come al solito fui puntuale, Tom e Sandy erano gia' là, feci loro le mie congratulazioni dicendogli che ero molto felice per loro, Sandy mi disse che non vedeva l' ora che anche io festeggiassi un avvenimento simile , io le risposi con una classica frase di convenienza - Quando troverò l' anima gemella anch’io lo farò -. Cominciarono ad arrivare altri amici, dopo circa dieci minuti mancava solo Jenny.

lunedì 14 maggio 2007

Puntata n. 10

Rimasi con il foglio in mano per alcuni minuti, lo piegai lentamente e lo misi in tasca, ritornai con la mente brevemente al nostro incontro della sera precedente, poi ricominciai a lavorare. La giornata fu una delle più dure che mi ricordassi, oltre al vuoto che sentivo per la mancanza di Jenny risentivo ancora degli effetti della birra della sera prima.
Quando finalmente finì la giornata in ufficio mi diressi velocemente verso casa, notai da lontano passeggiare due figure famigliari che si tenevano per mano , avvicinandomi notai che erano Tom e Sandy , provai una certa gioia per loro e nello stesso tempo invidiai Tom perché per lui le cose si erano risolte come aveva sperato, a differenza di me che ora mi dirigevo verso casa solo con i miei pensieri.
Entrato in casa accesi il televisore , feci un rapido giro dei canali , poi lo spensi di nuovo e mi sdraiai nel divano del salotto, chiusi gli occhi e immediatamente i miei pensieri finirono a Jenny, - Non mi ricordavo di essere mai stato cosi perso per una ragazza - pensai, poi mentre mi stavo assopendo ricominciai a sognare, era tutto buio, solo qualche pallido raggio lunare illuminava ogni tanto il paesaggio, alberi bruciati , spogli e ricoperti di una melma schifosa ostacolavano la mia folle corsa verso un punto di luce che vedevo lontano , le mie braccia erano ricoperte di ferite e lacerazioni che avevano preso ormai il posto del tessuto del mio abito, le radici che affioravano dalla melma che ricopriva il terreno mi trattenevano le gambe e io non riuscivo a correre veloce come desideravo , le punte dei rami si protendevano verso di me come mani scheletriche e mostruo­samente artigliate che cercavano di afferrarmi, dall'alto del cielo oscuro una voce tuonante continuava incessantemente a ripetermi - Non riuscirai mai ad averla per te !!! - ,io mentre correvo mi ripetevo - Ce la farò , devo farcela. - , continuai a correre fino a che le gambe non riuscirono più a sorreggermi , allora mi feci forza con i gomiti strisciando a terra come un serpente nella palude , finalmente un raggio di luce illuminò la fine del pantano, mi rialzai sanguinan­te e ansimante con i polmoni che sembravano volessero uscire dal mio corpo per potere riempirsi ancora di piu' di aria , finalmente l' oscurità sembrò voler lasciare il posto ad una radiosa aurora, mentre la luce irridiscente lambiva le cime degli alberi oscure queste ricominciarono a colorarsi dei loro colori abituali , sembrava che tutti i colori dell' arcobaleno si stessero riversando su questo terrificante paesaggio cambiandolo in un posto incantevole e rigoglioso, pieno di vita e di luce, in netto contrasto con quello che era prima , come a significare che la luce e' la vera forza dominante e l' oscurità e' destinata prima o poi a soccom­berle , l' antica lotta del bene contro il male.

sabato 12 maggio 2007

Puntata n. 9

Mi diressi verso casa, provando un senso di vuoto che non riuscivo ad allontanare da tutto il corpo, decisi di provare a riempire almeno lo stomaco, mi diressi nella pizzeria che si trovava all' angolo del mio quartiere e mangiai una pizza solitaria, ricordo che anche la birra non riusciva a riempire il vuoto, poi il seguito della serata non lo ricordo molto bene a causa degli effetti collaterali della birra; mi ricordo bene che al mattino invece avevo la testa pesante e le stanze dell'appartamento che non stavano ferme .
Entrai in ufficio più trasandato del solito, però appa­rentemente nessuno se ne accorse.
Guardai sul tavolo e notai che c'era un cumulo impressionante di fascicoli e pratiche, domandai ai miei colleghi il motivo di quel mucchio impressionante e Tom mi disse - Sono le pratiche che di solito sbrigava Jenny, il capo ha detto che ora te ne devi occupare tu, sei contento ? -.
Feci un mesto sorriso seguito da alcune imprecazioni a bassa voce e pensai che oltre al fatto di non vederla più dovevo sorbirmi tutto quel lavoro, mi accesi una sigaretta ed iniziai a lavorare lentamente.
Cercando una penna nel cassetto trovai una busta chiusa indirizzata a me, la aprii e vidi che era di Jenny, c'era scritto - Caro Sam , quando leggerai questo biglietto io non sarò più in uffi­cio, volevo dirti che sei stato un amico meraviglioso, ti chiedo ancora scusa se alcune volte ti ho offeso senza volerlo , ma lo sai che noi donne siamo fatte così, a volte ci piace fare i dispettucci a voi uomini, poi ce ne pentiamo, in fondo lo facciamo perché in un modo o nell'altro siamo interessate a voi, io ancora adesso non riesco a capire dentro di me cosa provo per te, pero devo ammettere che quando ho capito il tuo interesse per me ho avuto piacere, non so se solo per vanità o per qualcosa di altro che non mi so ancora spiegare, delle volte ho paura di guardare troppo profondamente dentro di me col timore di quello che potrei trovare veramente, so per certo che sentirò molto la tua mancanza, ma penso che andarmene sia stata la cosa migliore per tutti e due ,ciao .-

mercoledì 9 maggio 2007

puntata n 8

- - Volentieri-, ci sedemmo al tavolo, Jenny ed io ci comportavamo come se non fosse successo niente di nuovo da quando eravamo al corso. Finito il pranzo Jenny si appartò un attimo con me, mi disse che voleva parlarmi in privato, ci mettemmo d' accordo per il pomeriggio dopo il lavoro.
Il pomeriggio in ufficio mi sembrò lunghissimo, non vedevo l' ora di stare da solo con lei, anche se avevo come il presentimento che quello che mi avrebbe detto non mi sarebbe piaciuto, e così fu infatti.
All' uscita dall' ufficio vidi che aveva un espressione tesa, andammo in un bar e ci sedemmo in un tavolo un po' appartato , lei cominciò a parlare con un tono un po' triste,- La sai la novità , il capo ha detto che sto diventando brava e mi ha dato una specie di promozione, fino a questo punto sembra una bella notizia, ma purtroppo se accetto sarò spostata in un altro ufficio, proprio adesso che mi ero ambientata e stavo bene, avevo familiarizzato con tutti, però d'altra parte penso che sia importante per il mio lavoro, ...il mio ragazzo e ' molto contento e vorrebbe che io accettassi anche perché così sarei più vicina a casa, a me dispiace dover prendere una decisione del genere, ma penso che accetterò, tu cosa faresti?­-
Io la guardai un attimo in silenzio e gli risposi - Non sono la persona più indicata per dare un consiglio di questo genere, sicuramente sono contento per te , ma non posso certo dire di essere felice, fai la tua scelta da sola,- poi aggiunsi con un tono sarcastico,- Inoltre se va bene al tuo ragazzo dov'e' il problema ?
- .Lei mi guardò con gli occhi lucidi, delusa dal mio sfogo improvviso, si alzò con gli occhi rossi e disse con una voce tremante
- Scusami se ti ho disturbato con dei miei problemi personali, ma pensavo che fossimo amici. -
si alzò di scatto , si diresse alla cassa del bar , pagò il conto e uscì, io per un attimo rimasi a guardarla, poi come se mi fossi ripreso improvvisamente dallo stupore, la seguì fuori, la vidi aspettare l' autobus, mi avvicinai camminando lentamente, lei mi vide ed abbassò gli occhi in terra dicendo - Scusami per la mia reazione, ma sono molto nervosa ultimamente, mi dispiace, ma cercavo un po’ di aiuto da qualcuno e avevo pensato a te senza pensare a quello che provi per me-.
Io le sollevai il viso con un mano, gli appoggiai teneramente il pollice sotto il mento costringendola a guardarmi negli occhi, erano umidi e rossi, ma brillavano sempre di quello sguardo che mi aveva fatto innamorare , la confortai dicendo­gli - Non e' colpa tua se sono innamorato di te, io vorrei averti sempre vicino, sentirmi chiedere un consiglio di quel genere mi e' sembrato una presa in giro,... lo so che tu non volevi farlo, ma prova a metterti nei miei panni- l' abbrac­ciai dolcemente e gli dissi - Mi piacerebbe descrivere a parole quello che sento quando sono con te, ma non credo di esserne capace, potrei dirti però cosa sentirò quando non ti vedrò più tutti i giorni.
- Non dirmelo ti prego ,non rendere la mia scelta più difficile di quella che e' già, io non so' cosa significhi per me, ho un gran confusione, ma penso che accetterò così potrò anche capire cosa e' che mi importa di più nella vita,....e' arrivato l' autobus, devo andare. -.
La lasciai salire, rimasi a guardare l' autobus che se andava, mi sentivo come l’attore di un film, anzi come uno spettatore che si vede nello schermo in un copione che non vorrebbe mai interpretare, ma che non può cambiare.

domenica 6 maggio 2007

Puntata n 7

Dopo qualche minuto decisi di tornare in camera a dormire. Tom dormiva già ed io cercai di imitarlo, ma i pensieri non mi davano pace, poi, quasi senza rendermene conto mi addormentai.
Il giorno dopo era l'atteso giorno del ritorno a casa , non riuscivo a capire se ero contento o se mi dispiaceva, anche perché si ricominciava con la solita routine.
Al ritorno in auto eravamo solo io e Tom, io cercai di avere un aria abbastanza contenta, ma faticavo ad avere una conversa­zione brillante, Tom sembrò accorgersene, così non insistette troppo a chiacchierare.
Arrivati a casa ci salutammo , io rientrai nel mio appartamen­to, guardai nel frigorifero cercando invano qualche cosa di fresco da bere, trovai solo l'immancabile scatoletta di tonno e un succo di frutta scaduto da qualche giorno. Pensai che forse potevo anche affrontare il rischio, bevendolo, di avere qualche dolore di stomaco, il mio umore era talmente nero che non mi importava molto del mio futuro stato di salute e quin­di lo bevvi tutto in un sorso.
Stanco dal viaggio andai a dormire subito, come chiusi gli occhi sentii un trillo lontano, convinto di sognare non ci feci molto caso, ma poi mi resi conto che era il telefono. Allungai a fatica una mano sul comodino e alzai la cornetta, mi rispose una voce femminile leggermente squillante che in un primo momento feci fatica a riconoscere, - Ciao, sono io Jenny, ti ho svegliato per caso ?.-,
- Quasi, comunque non e' un problema-
- -Scusami, ma volevo sapere se avevate fatto un buon viaggio.-
- -E' stato un viaggio tranquillo, c'era poco traffico come avrete potuto notare anche tu e Sandy, ma voi piuttosto come siete andate ?-
- Bene, senti, io non so perché ti ho chiamato veramente,.... però volevo dirti che quello che mi hai detto quella sera mi ha fatto pensare molto, sono confusa e dispiaciuta , mi sento in colpa un po’ per come mi sono comportata, ti volevo confessare che io e Sandy abbiamo origliato dalla porta della vostra camera una sera ed io per divertirmi ho fatto la stupida con Tom perché sapevo che ti avrebbe infastidito, ma non pensavo che per te fosse una cosa cosi' importante ,... mi dispiace molto –
- - Non devi scusarti, non e' colpa tua se io mi metto sempre in situazione sbagliate gia in partenza.-
- A proposito di situazioni sbagliate , ho pensato molto alle cose che mi hai detto,.... a me sei molto simpatico, anche qualcosa in più, però non so cosa pensare, anzi ora mi sto pentendo di averti telefonato, vorrei solo che questa cosa non cambiasse i nostri rapporti di amicizia e di lavoro,...ti lascio dormire, ci vediamo in ufficio, ciao. -
Rimasi qualche secondo ad ascoltare il rumore del telefono , poi appoggiai la cornetta e mi rimisi a dormire.
La mattina dopo seguì un copione ormai collaudato da mesi, imprecazioni rivolte alla sveglia, insulti alla lametta che non tagliava, una piccola sosta in bagno a smaltire gli effetti del succo di frutta scaduto, una misera colazione e poi finalmente in ufficio.
Arrivato in ufficio, trovai sulla scrivania una pila impressionante di pratiche arretrate con scritto sopra ur­gente, mi accesi una sigaretta e mi dedicai intensamente al mio lavoro.
Il capo è un bastardo, pensai, prima mi manda in giro e poi mi fa trovare tutto questo lavoro.
Poi quasi senza accorgermene del tempo che passava sentii suonare la pausa del mezzogiorno, mi recai alla mensa e qui incontrai Tom, -Come va'.- mi chiese,- Non c'e' male, a parte le pratiche arretrate e' tutto normale-. Mentre parlavo con Tom notai ad un tavolo vicino Jenny e Sandy che mangiavano , subito i miei occhi e i suoi si incrociarono, lei sorrise e salutò chiamandoci a tavola con loro, -Come e' andato il viaggio di ritorno ?- chiese Jenny, come se la telefonata della sera prima non fosse mai esistita, -Bene - rispondemmo in coro io e Tom,
- Volete mangiare qui con noi ?-

lunedì 16 aprile 2007

Puntata n. 6

-Sono sdraiato in un bosco, guardo verso l'alto , vedo i raggi della luna filtrare fra i rami degli alberi,e la luce bianca forma dei pallidi riflessi che mi circondano e danzano, come fantasmi in una notte stregata, mentre guardo questo spettacolo vedo il viso dolce di una fanciulla che mi sorride dicendomi di seguirla, io allora mi alzo dall' erba ma lei scompare, svanendo lentamente e ridendo, io la cerco fra gli alberi, ma lei riappare e scompare, schernendomi con tono di sfida, poi ad un tratto non riappare più e io mi adagio esausto nell'erba, dopo aver rincorso inutilmente la sua immagine.
Comincio a fissare il cielo e le stelle che traspaiono dalle fronde degli alberi come per cercarla lassù, ad un tratto vedo una delle stelle diventare più grande come se si stesse avvicinando , mi accorgo che non e' come le altre stelle, si avvicina a velocità incredibile, il suo bagliore e' accecante, io la fisso avvicinarsi, cerco di muovermi ma il mio corpo e' come paralizzato , incapace di reagire, mi metto le mani sugli occhi per ripararli dalla luce, preparandomi ad essere investito da lei , sento il suo calore intenso, si avvicina sempre di più, ora mi avvolge completamente, il calore ora penetra dentro di me,dandomi della sensazioni meravigliose, ad un tratto la luce si interrompe ma il calore rimane, apro gli occhi e vedo la fanciulla che mi tiene per mano accarezzarmi il viso, guardandomi con aria dolce mi sussurra - Finalmente sei arrivato, le stelle avevano annunciato il tuo arrivo. - io la guardo e gli chiedo chi mai sia, lei mi dice con un sorriso tra il dolce e l' ironico: - ­Come ?, veramente tu non mi conosci ?, tu mi hai chiamata qui te!-,poi mi poggia le sue mani sugli occhi e mi dice: - ­Quando riaprirai gli occhi accanto a tè ci sarà la persona che cerci, spero che lei sia felice di questo come lo sei tu !-.
Riaprì gli occhi e vidi il suo sguardo fisso su di me , la fissai mormorando: - ­Vorrei che questi sogni non finissero mai, ma purtroppo si deve tornare alla realtà. Pero anche essere ora qui con te ora mi sembra un piccolo sogno.-
-Non capisco il significato di quello che dici, spiegati bene una volta per tutte!.-,mi feci coraggio e le dissi -Ascoltami attentamente, prima di tutto vorrei da tè la promessa che quello che ti dirò rimarrà tra noi.
Feci una pausa, vidi nel suo sguardo un tacito consenso.
Da quando sei arrivata in ufficio le cose per me sono cambiate, non faccio altro che pensarti, in principio ho cercato di minimizzare la cosa, poi ho cercato di combattere questa mia attrazione perché penso che tu sia troppo giovane e poi probabilmente non provi niente per meche non superi la semplice amicizia, penso che tu immagini qualcosa e ti diverti a vedermi soffrire mentre ti interessi ad altri, ad esempio Tom, mi dispiacerebbe molto se fosse così, soprattutto perché se tu non provi niente per me questo non ti giustifica a ferirmi comportandoti così. –
Lei mi guardò seria e mi disse - Mi dispiace che tu stia male per me, devo ammettere che volevo divertirmi un po', però non pensavo che ti ferissi così tanto, scusami,ma ho sempre pensa­to che tu fossi un tipo più frivolo e superficiale. Non vorrei che tu avessi frainteso alcuni miei atteggiamenti ,ma non sapevo che quello che provavi per me era così importante, anzi sono totalmente sorpresa da quello che mi dici , non so cosa risponderti, tu mi sei molto simpatico, ma io sono già impegnata con un ragazzo del mio quartiere e in ogni caso non saprei cosa dirti, mi sento confusa -
Dopo queste parole lei se ne andò lasciandomi solo a pensare a quello che avevo detto, pentito del fatto di essermi lasci­ato andare ad una dichiarazione della quale sentivo istintivamente che mi sarei pentito.

giovedì 22 marzo 2007

Episodio 5

Io ammisi che la cosa non mi faceva certamente piacere, aggiunsi inoltre che non avevo nessun risentimento verso di lui dicendo che a me la cosa non interessava più di tanto, non volevo far capire a Tom che mi dispiaceva enormemente.
I giorni che seguirono non furono altro che l' amara fotoco­pia dei giorni precedenti, solite smancerie rivolte a Tom e sguardi di sfida verso di me.
Poi un giorno ricevetti il classico colpo di grazia, Jenny mi si avvicinò una sera mentre rientravamo da un ristorante dicendomi di avere una cosa importante da dirmi.
Andammo sul terrazzo dell'albergo all'ultimo piano, da lassù si godeva una vista incredibile, le nuvole velavano legger­mente il cielo coprendo una delle più belle lune piene che avessi mai visto, lei mi guardava con quel suo sguardo particolare e mi disse con una voce leggermente tremante - Scusa se ti ho chiamato fin quassù, ma volevo chiederti se il tuo atteggiamento ostile che stai mostrando nei mie confronti in questi giorni non sia per caso dovuto alle mie attenzioni rivolte a Tom. -, io logicamente cercavo di mascherare la verità probabilmente per orgoglio e diedi una risposta evasiva - Non mi sembra di comportarmi stranamente, forse sento un po' la nostalgia di casa. –
-Secondo me non e' così, comunque cambiamo argomento, ti ricordi che avevi promesso di insegnarmi a sognare ? Il posto mi sembra l'idea­le per cominciare. –
-Io mantengo sempre le mie promesse. - le dissi e la feci sedere su di una panca che si trovava al bordo della ringhiera del terrazzo, io mi sedetti dietro di lei circondandola con le braccia, presi delicatamente le sue mani, lei mi fissava senza parlare, poi disse:
-E' necessario assumere questa posizione o e' una scusa per abbracciarmi?.-,io sorridendo le risposi che faceva parte della mia tecnica speciale, poi le misi le mani sugli occhi e le dissi - Ora ti chiuderò gli occhi e tu mi dirai cosa vedi, poi proverò io e faremo un confronto,OK ?­L ei annuì, comincio a concentrarsi, ma mi disse che non riusciva ad evadere da quello che vedeva realmente,- Tu cosa vedi invece di solito ?.-,-Io oltre che a vedere sento delle sensazioni che a volte mi rimangono anche se il sogno e' finito, ...ora chiudi gli occhi e lasciati trasportare da quello che vedo io. -
Lei annuì e chiuse gli occhi, io la guardavo e mentre le tenevo le mani sugli occhi mi abbandonai alle mie fantasie alimentate ora dalla sua vicinanza.

venerdì 16 febbraio 2007

Episodio 4

- -Lo sai Jenny che le mie dormite da un po’ di tempo non sono proprio tranquille, mi succede spesso di fare sogni strani e quando mi sveglio sono più stanco di prima. –
- -Anche a me piacerebbe sognare spesso, ma non ho una frequenza come la tua, poi io non riesco a farlo come fai tu con gli occhi aperti, tu potresti insegnar­mi.
Mentre finiva la frase arrivarono tutti gli altri, lei prontamente si avvicinò a Tom e ricominciò a comportarsi come al ristorante, come se fossero più che amici, io assunsi la mia solita espressione indifferente e mi diressi verso i colleghi cercando di evitare di guardarli, uscimmo dal locale dirigendoci verso le nostre auto, Jenny chiese a tutti noi:
- Perché non facciamo un giro sulla spiaggia- e si diresse verso la spiaggia con Tom, la mia sopportazione stava raggiungendo il limite massimo e dissi con una voce dura che sorprese anche me - Io veramente non ne ho voglia, pensavo di rientrare in albergo perché sono stanco, comunque potete andarci tranquillamente anche senza di me-. Mi diressi verso la mia auto assieme agli altri amici, aprii la portiera e quando stavo per sedermi mi accorsi che anche Tom e Jenny stavano salendo dicendo che se non ci andavamo tutti non ci andavano neanche loro. Rientrando in albergo Sandy e Jenny ci proposero di andare in camera loro per chiacchierare, logicamente Tom si mise nel letto con Jenny ed io mi misi in quello di Sandy, cominciammo a parlare della serata, ma io mi accorsi di non trovare molto entusiasmante la conversazione, poi incurante degli altri feci finta di assopirmi.
A quel punto le ragazze decisero che era meglio ritornare ognuno nelle proprie camere perché era ormai tardi; io fui d'ac­cordo soprattutto perché vedere Jenny a letto con Tom ini­ziava a darmi una certa agitazione, anche se praticamente non facevano altro che stare sdraiati a circa 30 centimetri uno dall’altro.
Appena tornati in camera Tom mi disse - Ho notato che hai una espressione un po' scocciata, penso di sapere anche il motivo e mi dispiace molto- ,
-Quale pensi sia il motivo, Tom ? -,
- Sicuramente lo strano comportamento di Jenny, sembra che improvvisamente nutra un fortissimo interesse per me, ma la ragione non riesco a capirla del tutto, inoltre a me piace di più Sandy.-.

lunedì 1 gennaio 2007

Episodio tre

era molto simpatica, ma io ero attratto da Jenny, ero spesso perso nei suoi occhi scuri, non riuscivo a smettere di fissarla, solo quando lei mi guardava mi giravo verso Tom facendo finta di essere interessato alla conversazione.
La sera dopo essere rientrati in camera io e Tom commentammo la serata e ci lasciammo andare ad alcune confidenze,
-Lo sai che Sandy e' molto carina, Sam, anche Jenny non e' male vero?
­-Anche a me piace Sandy, però penso che Jenny abbia qualcosa di speciale e di misterioso nei suoi occhi, quando la guardo mi viene voglia di baciarla e di coccolarla come un gattino, .....però penso che sia troppo giovane, anche se ragiona da persona adulta. Comunque se si presentasse l' occasione non so se riuscirei a resistere alla tentazione -.
In quel momento si udirono dei rumori leggeri alla porta, io corsi ad aprire e feci appena in tempo a notare la porta della camera delle ragazze che si chiudeva.
Tornai da Tom mettendolo al corrente sull’accaduto, dicendogli che probabilmente loro avevano origliato tutto quello che ci eravamo detti
-Speriamo che non abbiano sentito tutto, Tom, non vorrei che si mettessero in giro delle voci strane -.
-Non ti preoccupare Sam, anche se avessero sentito non abbia­mo fatto altro che esprimere delle opinioni, poi lo sai che alle donne piace essere desiderate -.
-Sarà- risposi senza riuscire a nascondermi una certa preoccupazione.
Al mattino ci trovammo tutti e quattro in sala colazioni dell'Hotel, ci sedemmo al tavolo con loro e dopo aver ordi­nato un caffè cominciammo a parlare di quello che ci avrebbe accaduto durante un' altra noiosa conferenza.
Dopo aver programmato anche la serata ci dirigemmo nell' aula dove si sarebbe tenuta la lezione.
Durante la lezione notai che Sandy e Jenny parlavano sotto­voce tra di loro guardando maliziosamente sia me che Tom, non potei fare a meno di pensare che le loro chiacchiere fossero riferite a quello che io sospettavo avessero sentito, origli­ando dietro alla nostra porta.
La sera mentre ci preparavamo per uscire uno strano presen­timento si stava impadronendo di me e purtroppo gli avveni­menti futuri confermarono le mie preoccupazioni.
Quella sera avevamo deciso di andare a cenare in un piccolo ristorantino vicino ad un Casinò e successivamente di finire la serata perdendo qualche soldo alla Roulette.
Già durante la cena notai uno strano atteggiamento di Jenny nei confronti di Tom , gli parlava sempre in un tono confidenziale e stra­namente affettuoso come se lei nutrisse un improvviso interesse per lui, io facevo finta di niente e parlavo allegramente con Sandy cercando di nascondere un senso di disagio che si stava impadronendo di me.
Poi finita la cena ci dirigemmo allegramente al Casinò, mentre entravamo Jenny stava a braccetto con Tom , io invece mi sforzavo di fare l'indifferente parlando con Sandy, ma avevo paura che il mio autocontrollo non avrebbe retto per sempre.
Cominciammo a giocare alla Roulette, mi guardai intorno per studiare un po' i personaggi che circondavano il tavolo da gioco, notai il solito riccone che con noncuranza si giocava delle cifre superiori al mio stipendio mensile, poi c'era la vecchia vedova danarosa che giocava con noia e priva di ogni emozione nonostante perdesse cifre considerevoli, cifre che avreb­bero spinto uno come me ad almeno tre tentativi di suicidio, c'erano anche persone cosiddette normali che guarda­vano preoccupate la loro pila di fiches calare inesorabil­mente, con la speranza che la fortuna gli sorridesse almeno una volta per risanare il contenuto del loro portafoglio.
Jenny continuava a stare stretta a Tom lanciandomi di tanto in tanto degli sguardi che sembravano dire - Ti piacerebbe essere al suo posto vero! -.
Io intanto fingevo di essere interessato esclusivamente al gioco e a Sandy, però non riuscivo a togliermi dalla faccia una espressione che era a metà fra quella di un assassino e quella di uno al quale fosse appena stata rubata l'auto con dentro portafogli e cellulare.
Mentre mi aggiravo con un fare indifferente per la sala da gioco incontrai dei colleghi che erano anche loro al corso, mentre parlavo con loro arrivarono anche Tom e Jenny che si unirono alla conversazione, Jenny facendo finta di niente si avvicinò guardandomi con uno sguardo ironico fra lo sfottente e il malizioso chiedendomi con una voce volutamente intrigante –
Ti diverti qui ? –
- Veramente o perso un po' di soldi, comunque mi sembra che tu invece ti diverta parecchio­-
- Abbastanza, ho notato che sei un po' serio, perché non smetti di giocare e ti rilassi, ti consiglio un bel massaggio e una bella dormita-

martedì 26 dicembre 2006

Episodio 2

-Veramente vivo solo perciò non ho problemi, problemi di orario, intendo - .
La seguì riflettendo sul fatto di perdere del tempo a camminare per il centro con una quasi sconosciuta, per di più non ero mai stato amante dello shopping ,però qualcosa che mi diceva che dovevo farlo ,Jenny mi metteva a disagio, sentivo che mi piaceva molto, non credevo ai colpi di fulmine e questo mi preoccupava un po’.
- Non si può sempre programmare tutto – pensai e mi incamminai seguendola come fa un bimbo con la mamma.
La seguivo per i negozi guardandola camminare con passo allegro in mezzo alla gente che affollava la galleria del centro, poi mi chiese se per caso avrei gradito un caffè, io rifiutai dicendo che non avevo ancora cenato e non ero abituato a bere il caffè prima dei pasti. Era una bugia, il vero motivo è che non mi piace farmi offrire le cose dagli altri, principalmente da una donna.
Entrammo in un bar, ci sedemmo ad un tavolino e cominciammo a parlare un po' dei colleghi e un po' del lavoro, lei chiedeva informazioni su come si doveva comportare con i colleghi più anziani. Mentre lei parlava la guardavo negli occhi e come al solito cominciai a sognare ad occhi aperti perdendomi nella mia fantasia,- Scusa non pensavo di annoiarti così tanto.-Mi svegliai improvvisamente dal mio sogno e vidi che lei mi guardava con una espressione un po’ scocciata, io mi scusai dicendole che non e' colpa sua se non seguivo il discorso.
-Sai ,il mio piu' grande difetto e' quello di continuare a sognare ad occhi aperti, pensavo che crescendo mi sarebbe passato, invece sembra che peggiori.-, - Anche a me piace sognare,ma solo quando dormo-, rispose seccamente.
La guardai in viso cercando di non far capire che ero un po' imbarazzato dalla sua risposta così decisa. Che caratterino pensai.
Pagammo il conto del bar ed uscimmo, ci dirigemmo verso la fermata dell' autobus e per alcuni minuti regnò il silenzio interrotto solo da qualche suo mormorio rivolto al peso della borsa piena di acquisti.
Nella mia distrazione non avevo pensato di offrirmi ad alleviare la sua fatica, una altra gaffe, pensai.
-Io prendo l'autobus qui, ti devo salutare-, mi disse guardan­domi di nuovo con una espressione strana, la guardai sorri­dendo e gli dissi- Se ti interessa mi chiamo Sam -, -Ciao Sam, ci vediamo domani in ufficio-.
La guardai salire provando quasi un po' di sollievo, poi mi diressi verso casa pensando alla scatoletta di tonno che mi attendeva, una delle tipiche cene a cui mi ero ormai abituato. Perché non avevo pensato di invitare Jenny a cena? Meglio così, probabilmente avrebbe rifiutato e inoltre non volevo gettarmi nelle mie solite storie amorose che puntualmente finivano male.
Un occhiata ai programmi televisivi e poi a letto con la spe­ranza di riuscire a dormire senza complicazioni.
Chiudendo gli occhi l'ultima immagine che vidi erano gli occhi di Jenny, strano pensare ad una ragazza prima di addormentarmi, era una cosa che non mi succedeva da tempo, da quando ero stato innamorato due anni prima di una stupenda ragazza che abitava vicino al mio appartamento.
Mi addormentai con questa immagine negli occhi, una immagine che piano, lentamente scompa­rì, lasciando il buio, poi un suono improvviso, lacerante.
-Maledetta sveglia - mormorai svegliandomi con l’impressione di non aver nemmeno chiuso gli occhi, mi stropicciai le palpebre, come ogni mattina mi diressi al bagno, acqua gelata, due minuti persi a decidere se rasarmi o meno, poi preparai la colazione pensando che forse mi ero sbagliato a puntare la sveglia. Dopo aver appurato che, purtroppo era tutto regolare, mi avviai mestamente al lavoro.
Entrando in ufficio sentì la voce di Jenny che mi salutava, mi girai verso di lei rispondendo meccanicamente al saluto, la guardai con un aria ancora addormentata e lei mi disse con tono scherzoso:
-Non mi sembra che hai dormito molto bene -,
- Dovrai abituarti a vedermi così, tutte le mattine il risveglio é sempre peggiore. –
- Non avrai fatto dei brutti sogni spero!­,
- Se avessi avuto il tempo sarei più riposato.
Per circa un mese i nostri rapporti rimasero fermi a questi livelli molto formali, poi ci fu una svolta decisiva durante un corso di aggiornamento che il capo ci ordinò di frequentare
Durante questo corso io e il mio amico e collega Tom dormivamo in camera assieme, allo stesso piano dormivano Jenny ed un' altra ragazza dell'ufficio vicino al nostro.
Come già previsto da me e da Tom il corso si rivelò tremendamente noioso, però la sera eravamo liberi di fare ciò che ci pareva e così cominciammo ad uscire con le ragazze.La prima uscita fu molto piacevole, trascorsa fra risate suscitate dai nostri racconti sui colleghi d'ufficio, ricordo che l' altra ragazza, Sandy,

Puntata 1, inizio della storia

UNA STRANA STORIA DI AMORE

Sembrava una giornata come tante altre per me, ma forse, se avessi saputo cosa mi aspettava non avrei varcato la soglia di casa con quella tranquillità per la quale ero famoso, una tranquillità, a dire il vero, molto apparente.

Una sana e robusta colazione, una veloce lettura ad un giornale qualsiasi e mi sentivo pronto ad una giornata di lavoro come tutte le altre.

Entrando in ufficio mi accorsi che lo sguardo dei miei colleghi era rivolto, con un interesse malcelato, verso la porta dell'ufficio del mio principale, in un primo momento la cosa mi lasciò totalmente indifferente, soprattutto perché ero ancora in preda al trauma del risveglio, un trauma che subivo praticamente tutte le mattine in cui mi recavo al lavoro.

Poi, lentamente mi guardai attorno e notai che stranamente sulla mia scrivania mancavano tutte le scartoffie, la cenere delle sigarette era solo dentro il posacenere e non sul tavolo come tutte la mattine . Non ero più riuscito a smettere da quella volta, già, quella volta.

Mi sembra ancora di rivivere gli avvenimenti che mi portarono a fare della mia vita un alternarsi di bei sogni ad incubi con la sola differenza che il bel sogno svanisce in fretta e l'incubo rimane.

Ricordo ancora come conobbi la fonte delle mie disgrazie. Ero appena stato assunto in ufficio alla tenera età di ventisei anni, alle spalle anni di studi e di sigarette consu­mate un po' per sentirmi grande e un po' perché vedevo bene la mia immagine con la sigaretta in bocca, mi aiutava nei momenti di noia e nelle mie rare interpretazioni di ragazzo moderno e immancabilmente stressato, chi non e' stressato al mondo d'oggi?

Dopo alcuni mesi di lavoro cominciai ad ambientarmi, a familiarizzare con i miei colleghi e a sopportate il capo. Poi un bel giorno ci fu uno strano movimento e sguardi maliziosi fra i colleghi, incuriosito cercai subito di sapere il motivo di quelle reazioni, fermai il mio collega più simpatico e col quale avevo più confidenza, gli chiesi informazioni - Sai la novità? Oggi è arrivata la famosa apprendista che ci avevano promesso due mesi fa .-Una apprendista? pensai, ma, speriamo sia carina. –

Dopo aver fatto questo pensiero mi concentrai sul lavoro, dimenticando

L’argomento. Avevo un po’ di lavoro arretrato e non volevo che se ne accumulasse altro. Pensai solo che probabilmente era lei che dovevo ringraziare dell’improvviso ordine che regnava sulla mia scrivania.

Finalmente vidi la causa di tutte quegli sguardi maliziosi, una ragazza non tanto alta, capelli castani, fisico normale, occhi nerissimi, da donna del profondo sud ed un faccino a dir poco adorabile.

Quello che mi colpì maggiormente furono gli occhi, mai avevo visto occhi così decisi e allo stesso momento capaci di una dolcezza infinita.

Si guardava intorno spaesata cercando uno sguardo benevolo da almeno uno dei presenti, poi rinunciò e si sedette nella scrivania che le era stata assegnata immergendosi apparentemente nel lavoro.

Dico apparentemente perché i suoi occhi continuavano a scrutare qua e là per l’ufficio, come per determinare i limiti del suo territorio, effettivamente sembrava un po’ in gabbia.

Finalmente fini anche quella giornata di lavoro, durante il pomeriggio avevo seguito con gli occhi il lavoro della ragazza, avevo saputo che si chiamava Jenny, avevo anche notato che ogni tanto si guardava in giro per studiare la faccia dei colleghi, mi ricordai sorridendo il mio primo giorno di lavoro.

Uscì dall'ufficio ed andai verso l'ascensore sognando come al solito ad occhi aperti, stavo pensando a quando sarebbero arrivate le sospirate ferie e sognavo destinazione esotiche ed improbabili, viste le mie non immense possibilità finanziarie.

Solo quando fui nell'ascensore mi accorsi di non essere solo ,-Ciao- mi disse una voce quasi infantile, ritornando alla realtà mi accorsi che Jenny era lì - Ciao risposi, ti chiami Jenny, vero - lei rispose con una espressione strana che non seppi definire dicendo- Si, tu come lo sai ? - Be' sai le voci girano e poi non abbiamo mai avuto delle ragazzine in ufficio - Pensi sia troppo giovane per questo lavoro?- .- Non saprei,non so quanti anni hai - Ne ho più di venti, contento?-.

La porta dell'ascensore si aprì ed entrarono delle altre persone, così il discorso terminò su quella domanda da lei ritenuta inopportuna.

Arrivati al pianterreno mi diressi con lei all'uscita, poi con un tono gentile le dissi - Sai, io non volevo essere indiscreto quando ti ho chiesto l'età', anche perché non penso sia una cosa che si debba tenere nascosta- Lei mi guardo di nuovo con quella espressione strana dicendomi di non preoccuparmi. - Perché non mi aiuti a far compere, oppure devi tornare a casa? Forse ti aspetta qualcuno?-